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parco regionale di gianola e del monte di scauri - escursioni punti di interesse attrazioni a formia lt, italia
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  PARCO REGIONALE DI GIANOLA E DEL MONTE DI SCAURI


PARCO REGIONALE DI GIANOLA E DEL MONTE DI SCAURI

Escursioni, punti di interesse e attrazioni vicini a FORMIA LT, ITALIA Minturno Gaeta Itri

ITRI

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Loc. ITRI - LAZIO  Navigatore
13 Km da PARCO REGIONALE DI GIANOLA E DEL MONTE DI SCAURI
  Area Gaeta, Sperlonga, Fondi
Itri e' un comune italiano di 10.658 abitanti della provincia di Latina nel Lazio meridionale. Posta a 170 m s.l.m., la cittadina sorge in una caratteristica vallata tra le falde occidentali dei monti Aurunci (passo di San Donato), a soli 8 km dalla costa. Si trova lungo il percorso della via Appia, tra Fondi (con la quale confina ad Ovest) e Formia (con la quale confina ad Est). Itri confina anche con la citta' di Esperia ad Est; a Nord con Campodimele. A Sud il territorio si affaccia sul mare con una costa rocciosa e frastagliata denominata Punta Cetarola, dove vi e' la spiaggia della flacca antica, e' situata tra le marinerie di Gaeta e di Sperlonga, inoltre fa parte del comune di Itri L'arenile dello Scarpone , sito nella Piana di Sant' Agostino. Il sito ebbe una frequentazione in epoca preistorica: sono stati rinvenuti resti di epoca neolitica (strumenti in pietra e in ossidiana) e dell'eta' del bronzo (Valle Oliva, II millennio a.C.). Lo scomparso Albino Cece dichiarava di aver trovato in zona Campello d'Itri i resti di una civilta' talaiotica risalente a circa quattromila anni fa, deducendone che questo altopiano fosse abitato dal popolo dei Lestrigoni, e che qui doveva sorgere la citta' di Telepilo fondata da Lamo, forse proveniente dalla citta' di La'mia in Tessaglia. Fece parte del territorio degli Aurunci, conquistato quindi dai Romani, che vi realizzarono la via Appia nel 312 a.C. Il sito acquisto' importanza come luogo strategico, tuttavia non si formo' un nucleo abitato molto consistente, anche se e' probabile la presenza di un piccolo centro, se non altro come stazione di posta. Le fonti, in realta', non fanno diretto riferimento ad alcuna citta' tra Fondi e Formia. Il nome del paese deriva probabilmente dal termine latino iter (via, cammino). Nel 1911 erano presenti nel comune cinquecento dei circa mille emigranti sardi arrivati per lavorare al V lotto della Direttissima Roma-Napoli. Nel contesto nazionale erano gia' presenti elementi di razzismo contro i sardi, chiamati sardegnoli, che non scomparvero fino alle imprese della Brigata Sassari nella Prima guerra mondiale. Gli emigranti ricevevano un salario inferiore rispetto agli altri lavoratori, ma si rifiutarono di pagare ogni tangente alla camorra, allora infiltratasi nell'appalto, e per tutelarsi cercarono di costituire una lega di autodifesa operaria. Il 12 e 13 luglio, a seguito di futili pretesti, avvengono due imboscate a cui partecipano gli stessi notabili del paese, nell'indifferenza delle forze dell'ordine. Si contarono, non senza difficolta' e intralci, 8 vittime e 60 feriti, tutti sardi, mentre dalla Corte d'Assise di Napoli trentatre' imputati furono assolti dai giurati popolari e nove condannati in contumacia, a trenta anni di carcere. Fonti locali dell'epoca, parlano di una ribellione contro i sardi da parte della popolazione stanca di sopportare violazioni e prepotenze soprusi d'ogni genere, di come i sardi si trovavano nella condizione psicologica dei conquistatori in questo centro-sud da poco conquistato dal loro Re e gli itrani non trovarono alcuna difesa nello Stato Sabaudo mentre ai sardi fu accordata una sorta di tacito salvacondotto tanto da portare all'esasperazione la societa' itrana non nuova ad atti di resistenza violenta. Durante la seconda guerra mondiale, nel maggio del 1944, i bombardamenti distrussero il paese e i suoi monumenti al 75%

FONDI

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Loc. FONDI LT, ITALIA - LAZIO  Navigatore
24 Km da PARCO REGIONALE DI GIANOLA E DEL MONTE DI SCAURI
  Area Sperlonga, Itri, Vallecchie
Il centro storico di Fondi mantiene ancora oggi l'antico ed affascinante impianto romano. Sopravvive agli anni il tratto della via Appia che proveniente da Terracina si dirige verso Itri, e l'antico foro, oggi rinominato Piazza della Collegiata. Da visitare il Castello, affiancato da torre cilindrica, simbolo della citta', eretto nel XIV secolo dalla famiglia dei Caetani, integrato alle forti mura. Giulia Gonzaga vi installo' nel cinquecento la sua corte, creando un polo letterario ed artistico di tutto rispetto. Non distante da questo meraviglioso castello e' il Palazzo del Principe, che viene costruito fra il 1466 e il 1477. Architettonicamente e' frutto dell'incontro fra elementi angioini e gotico-catalani. Il risultato e' assolutamente affascinante. Quartiere da visitare e' quello storico dell'Olmo Perino, detto la Giudea, a ricordare gli antichi abitanti di etnia ebraica. Restano ricordi delle terme di epoca romana, visitabili ancora presso l'attuale Piazza dell'Unita' d'Italia, il museo Civico e la casa degli Spiriti, una struttura antecedente il XIX sec. A visitare l'interno si potrebbe immaginare che in origine si trattasse di una sinagoga, attraversata da corridoi che sono illuminati da un lucernaio propagante una luce fiocca e soffusa. Nel sentito tradizionale la casa produce un forte timore, probabilmente causato dal fatto che, in epoca passata entro la struttura siano stati uccisi dei fuorilegge e ammazzati degli innocenti e bambini. Chi ha visitato la casa afferma che questa sia abitata da incessanti rumori e cigolii e sia attraversata da forti raffiche di corrente inspiegabili. Il timore venne rafforzato a causa dalle molti morti del 1636, causate da un improvviso impaludamento della Piana di Fondi e la seguente malaria. Ancora oggi la casa si trova al centro della Pazza dell'Olmo Perino

OASI DEI VARICONI (DI CASTELVOLTURNO)

OASI DEI VARICONI (DI CASTELVOLTURNO)  Apri
Loc. OASI DEI VARICONI, CE, ITALIA - CAMPANIA  Navigatore
34 Km da PARCO REGIONALE DI GIANOLA E DEL MONTE DI SCAURI
  Area Cavone, Avezzano-Sorbello, San Tammaro
La Riserva dei Variconi si trova sulla riva sinistra della Foce del Fiume Volturno, a poca distanza dal centro storico del Comune di Castelvolturno, e' un'area palustre di elevata importanza perche' e' posizionata al centro del Mediterraneo. Essendo una delle ultime aree umide d'Italia e' stata individuata e tutelata dalla Convenzione di Ramsar *, ed e' diventata un ponte ideale verso il continente africano per le migliaia di uccelli che, due volte l'anno, si spostano in massa compiendo spettacolari migrazioni. L'oasi comprende un vasto ambiente salmastro retrodunale, ha una superficie di circa 194 ettari di cui il 60% e' occupata da due piccoli stagni costieri comunicanti tra loro. Gli stagni non hanno un rapporto diretto e costante con il mare, ma vi sono dei canali che oltre a collegarli fra di loro, li collegano alla foce del Volturno. Le acque sono salmastre, esse derivano in parte da infiltrazioni di origine marine e in parte dagli apporti meteorici. L'oasi e' anche una ZPS, Zona a Protezione Speciale, proprio per l'elevato numero di uccelli migratori che vi transitano, vi sono state osservate dagli ornitologi, circa 250 specie di uccelli e molti di essi hanno scelto questa zona come propria area di nidificazione. Nel 1978 la Provincia di Caserta vi ha istituito un'Oasi di protezione della fauna, mentre dal 1993 tutta la zona e' entrata a far parte della Riserva naturale Foce Volturno e Costa di Licola della Regione Campania. A partire dalla fine dell'estate per tutto l'autunno, gli uccelli migratori percorrono rotte controllate geneticamente, che li portano in parte a svernare negli habitat mediterranei ed in parte ad attraversare il Sahara, per arrivare nelle aree di svernamento situate nell'Africa equatoriale. Ma gia' nel mese di febbraio e per tutta la primavera comincia il ritorno verso le aree di unificazione. Nelle aree umide dei Variconi si concentrano sia le specie che vi trascorrono l'intero periodo invernale, sia le specie che seguono la rotta tirrenica durante le migrazioni, sia le specie che l'hanno eletta come proprio areale di nidificazione. Passeggiare nella riserva e' un'emozione unica, c'e' un percorso naturalistico di birdwatching con passerelle e capanni per l'avvistamento degli uccelli. Il percorso fu costruito nel 2004, ma poi la zona fu abbandonata sia alle intemperie che agli atti vandalici. Oggi, con l'intervento di recupero e sensibilizzazione della Ass.ne Le Sentinelle onlus, che e' riuscita a coinvolgere Enti, ed Associazioni del territorio, i capanni sono stati del tutto ristrutturati e i percorsi sono nuovamente accessibili per le visite scolastiche e per tutti gli appassionati del birdwatching

LA MONTAGNA SPACCATA

LA MONTAGNA SPACCATA  Apri
Loc. SANTUARIO DELLA SS.TRINITA' MONTAGNA SPACCATA, VIA SS. TRINITA', 3, GAETA LT, ITALIA - LAZIO  Navigatore
10 Km da PARCO REGIONALE DI GIANOLA E DEL MONTE DI SCAURI
  Area Formia, Sperlonga, Itri
Il complesso della Montagna spaccata si incastona nel contesto di tre fenditure della roccia. Segue una scalinata di 35 gradini, che conduce alla profonda, suggestiva fenditura centrale, che, secondo la tradizione cristiana, si sarebbe formata alla morte di Cristo. A destra della chiesa si percorre un corridoio scoperto con alle pareti le stazioni della Via Crucis in riquadri maiolicati,opera di R. Bruno (1849): sotto ogni quadro i versi del Metastasio. Lungo la scalinata che porta nelle viscere della montagna, lungo la stretta spaccatura di roccia, e' possibile notare sulla parete di destra un distico latino con a fianco la cosiddetta Mano del Turco, la forma di una mano (le cinque dita nella roccia) che, secondo la leggenda, si sarebbe formata nel momento in cui un marinaio turco miscredente si era appoggiato alla roccia che miracolosamente divenne morbida sotto la sua pressione formando l'impronta della mano. Testimonianze visibili subito dopo, dalla leggenda che San Filippo Neri avesse vissuto all'interno della Montagna Spaccata dell'esistente giaciglio in pietra noto ancora oggi come Il letto di San Filippo Neri. La straordinaria bellezza del luogo e la suggestiva atmosfera hanno reso internazionale la fama della Montagna Spaccata, tanto d'essere meta di continui pellegrinaggi per i fedeli. Il santuario e' sede dei missionari del P.I.M.E. Nel 1434 dall'alto dei due costoni di roccia che hanno dato origine al nome (di montagna spaccata) si stacco' un macigno che ando' ad incastrarsi piu' in basso tra le pareti della fenditura. Su di esso venne realizzata una piccola cappella dedicata al Crocifisso (sec. XIV) con all'interno la tomba del generale napoleonico Alessandro Begani, comandante della Piazzaforte di Gaeta nell'assedio del 1815. Salendo sulla piccola cupola si puo' ammirare lo strapiombo su cui e' situata

PARCO NATURALE REGIONALE MONTI AUSONI E LAGO DI FONDI

PARCO NATURALE REGIONALE MONTI AUSONI E LAGO DI FONDI  Apri
Loc. ITRI - LAZIO  Navigatore
13 Km da PARCO REGIONALE DI GIANOLA E DEL MONTE DI SCAURI
  Area Formia, Fondi, Gaeta
E' il piu' giovane Parco del Lazio, istituito nel novembre 2008. Coi vicini Aurunci, i Monti Ausoni rappresentano il rilievo piu' vicino alla costa laziale. Non raggiungono quote rilevanti, ma presentano veri e propri tesori naturalistici come i roccioni di Campo Soriano o la splendida sughereta di San Vito e archeologici come i resti di uno dei santuari piu' importanti della romanita', il Tempio di Giove Anxur. Piante e animali singolari vi sono presenti, come pure - ai piedi dei monti & nel lago di Fondi, dalle sponde curiosamente frastagliate

SPIRITUALITA' DEI CONVENTI MOLISANI

SPIRITUALITA' DEI CONVENTI MOLISANI  Apri
Loc. VENAFRO ISERNIA, ITALY - MOLISE  Navigatore
44 Km da PARCO REGIONALE DI GIANOLA E DEL MONTE DI SCAURI
  Area Fornelli, Castel San Vincenzo, Vairano Patenora
Scoprire le tracce francescane e' un'esperienza che ci riporta alle origini del Cristianesimo. Una leggenda racconta che il primo convento francescano a Campobasso vide la presenza di Francesco, di ritorno da un suo pellegrinaggio sul Gargano. Di certo e' che il convento dedicato a San Giovanni Battista, conserva una chiesa a tre navate con un coro ligneo ed elementi architettonici marmorei. A Matrice, presso i figli dell'Amore Misericordioso, una tappa e' d'obbligo, per fermarsi a contemplare lo splendido scenario naturale in cui Villa di ponte e' inserita. Tra le tante soste una e' Sepino, al convento della Trinita'. Un'antica croce in pietra ricorda la presenza storica dei frati francescani. E' il chiostro cinquecentesco che ci riporta alla presenza del francescanesimo, tra capitelli e colonne di pietra bianca. Lungo la statale 87 in direzione Campobasso, a circa due chilometri dal centro abitato, si trova il convento dedicato a Sant'Onofrio. La Chiesa, restaurata negli ultimi anni del 1900, e' divisa in due navate. L'altare maggiore, di marmi policromi, e' collocato sotto un vasto arco, dietro il quale si svolge il coro con sedili di noce intagliati con buona tecnica. Nella parete sorretta dall'arco sono visibili frammenti di affreschi dell'emblema dell'ordine francescano. In fondo al coro, sulla porta d'ingresso della sagrestia, tutta la parete e' occupata da un trittico su tavole di quercia di vaste dimensioni raffigurante l'Annunciazione. La predella rappresenta l'Ultima Cena. Sul prospetto principale sono inglobati due emblemi francescani: il primo, del XVII secolo, troneggia al centro dell'arcone; il secondo a destra e' del XVI secolo. Altra presenza notevole e' quella dei Cappuccini, la cui fama di predicatori fu di importanza vitale per pacificare tristi controversie cinquecentesche in una Campobasso spossata da lotte intestine. Oggi, a ricordo di quelle predicazioni, viene rievocata, nel mese di giugno, La pace tra crociati e trinitari, che ruota intorno al personaggio di Padre Geronimo Da Sorbo, predicatore poi eletto generale dell'ordine cappuccino. A Venafro, nel convento di San Nicandro, eretto secondo la tradizione sulla tomba dei Martiri Nicandro, Marciano e Daria, si ammirano reperti archeologici della Venafro romana.

GROTTE DI PASTENA

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Loc. GROTTE DI PASTENA, PASTENA FR, ITALIA - TOSCANA  Navigatore
32 Km da PARCO REGIONALE DI GIANOLA E DEL MONTE DI SCAURI
  Area Fondi, Itri, Frosinone
Le Grotte di Pastena sono un complesso di cavita', situate nel comune laziale di Pastena, in provincia di Frosinone nell'Italia centrale. Scoperte nel 1926 dal barone Carlo Franchetti e divenute turistiche gia' l'anno successivo, sono gestite dal Consorzio Grotte Pastena e Collepardo. Le cavita' sono suddivise in due rami: Quello attivo inferiore e quello fossile superiore. Quest'ultimo e' definito fossile dato che il processo di stillicidio (che crea stalagmiti e stalattiti) non ha piu' corso da diverse decine di migliaia di anni. Il sito delle cavita' sorge sulla strada provinciale che da Pastena porta a Castro dei Volsci, a 4,5 km dal primo e 9 dal secondo. Fra i centri abitati piu' vicini vi sono la frazione pastenese di Casanova-Cavatelle e quella castrese di Collevento. Le Grotte di Pastena hanno restituito anche numerosi reperti archeologici relativi a sepolture ed offerte di carattere rituale risalenti ad epoca preistorica (Neolitico ed eta' del Bronzo). I materiali rinvenuti durante gli scavi, effettuati dall'Universita' di Perugia e dalla Sovrintendenza Archeologica del Lazio tra il 2001 e il 2008, sono ancora in corso di studio e solo parzialmente pubblicati. Di notevole interesse comunque e' il ritrovamento di un'ascia ed un pugnale in bronzo risalenti alla media eta' del bronzo (XV secolo a.C. circa) sul fondo di uno dei laghetti interni al ramo attivo delle grotte; si tratta di offerte rituali tipiche di questo periodo legate a figure maschili molto importanti all'interno della comunita'

VENAFRO

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Loc. VENAFRO - MOLISE  Navigatore
44 Km da PARCO REGIONALE DI GIANOLA E DEL MONTE DI SCAURI
  Area Fornelli, Castel San Vincenzo, Vairano Patenora
Il Castello Pandone di Venafro Il Castello Pandone di Venafro e' stato costruito su di un'originaria muratura sannitica alla quale si sovrappose successivamente una fortificazione romana. In epoca longobarda, inoltre, intorno al X secolo, fu costruito, sempre nello stesso complesso, un recinto quadrangolare con diverse torri delle quali la piu' visibile e' sul lato nord dell'attuale castello. Subito dopo il terremoto del 1349, gli Angioini fecero aggiungere alla fortificazione tre torri cilindriche ed il fossato. Nel 1443 Francesco Pandone ottenne il castello direttamente da Alfonso d'Aragona, che glielo consegno' insieme alla Contea di Venafro. Il Pandone inizio' subito i lavori per un camminamento protetto per le guardie che collegava i due ingressi del castello, a loro volta assicurati con due ponti levatoi (oggi pero' resi fissi). Allo stesso modo vennero ristrutturate la cisterna ed il relativo meccanismo di raccolta dell'acqua piovana. La fortezza gradualmente si trasformo' in residenza signorile grazie ad Enrico Pandone, succeduto al padre nel 1498. Questi si trasferi' al castello in maniera stabile pero' solo intorno al 1514, con i propri figli e la moglie Caterina Acquaviva d'Aragona. Fu proprio in questo periodo che gli ambienti interni del Castello furono abbelliti da raffigurazioni di cavalli della scuderia del Conte, famoso per i suoi cavalli. La tecnica usata per le rappresentazioni e' quella dello stiacciato, un intonaco con figura a basso rilievo su cui poggiare il colore. Di ogni cavallo vengono riportati l'eta', la razza, il nome, il colore del manto ed il simbolo dell' H, cioe' della scuderia di Henricus. All'interno si possono ammirare ancora uno scalone trecentesco, il piano nobile, il ballatoio cosiddetto dei Cavalli da Corsa, una bella loggia con arcate e la Sala del Cavallo di Carlo V, esemplare regalato all'imperatore Carlo V in segno di riconoscenza per aver nominato il Conte Enrico duca di Boiano. Infine, il Salone dei Conti, la Sala del Teatrino ed un particolare giardino completano la visita agli spazi interni del Castello di Venafro

PARCO REGIONALE AGRICOLO STORICO DELL'OLIVO DI VENAFRO

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Loc. VENAFRO IS, ITALIA - MOLISE  Navigatore
42 Km da PARCO REGIONALE DI GIANOLA E DEL MONTE DI SCAURI
  Area Fornelli, Vairano Patenora, Castel San Vincenzo
Il Parco Regionale dell'Olivo di Venafro e' la prima area protetta dedicata all'olivo, unica nel suo genere nel Mediterraneo. La sua istituzione intende promuovere e conservare l'olivicoltura tradizionale che a Venafro ebbe fasti e splendori, tanto che i Romani ritenevano l'olio prodotto in loco il piu' pregiato del mondo antico. Nessun luogo al mondo coltivato ad olivo, infatti, puo' vantare simili tradizioni e citazioni letterarie. Il Parco e' anche occasione di riscatto per un territorio penalizzato negli ultimi decenni dall'incuria e dall'abbandono, a dispetto delle sue qualita' paesaggistiche, naturalistiche e storiche

SPERLONGA

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Loc. SPERLONGA LATINA, ITALY - LAZIO  Navigatore
21 Km da PARCO REGIONALE DI GIANOLA E DEL MONTE DI SCAURI
Altitudine: 7 mt. s.l.m.  Area Fondi, Gaeta, Itri
Sperlonga e' un borgo marinaro a meta' strada tra Napoli e Roma, arroccato in cima a uno sperone roccioso, con gli intonaci bianchi di calce, con archi, scalette e viuzze che si aprono e si nascondono, s´inerpicano e ridiscendono fino a scivolare al mare. La sua struttura urbanistica e' tipicamente medievale: partendo da un primo nucleo centrale, le case si sono avvolte intorno al promontorio divenendo tutt´uno con la roccia, e abbracciate le une alle altre in funzione difensiva. Il borgo e' sorto cosi', sullo sperone di S. Magno, nella piu' pura e spontanea architettura mediterranea, con vicoli stretti e lunghe scalinate per rendere piu' disagevoli le incursioni dei predoni del mare. Nell´XI sec. Sperlonga era un castello chiuso da una cinta muraria, nella quale si aprivano due porte che oggi sono le testimonianze superstiti dell´epoca medievale: la Portella (o Porta Carrese) e Porta Marina, la principale via d´accesso al paese, entrambe con lo stemma dell´aquila della famiglia Caetani. Le torri di avvistamento rimaste sono tre: Torre Truglia, edificata su uno scoglio all´estrema punta del promontorio di Sperlonga nel 1532, sulle fondamenta di un´analoga costruzione romana, ricostruita nel 1611, di nuovo distrutta nel 1623 e rifiorita nel secolo successivo; Torre Capovento, contemporanea della precedente, su uno sperone del monte Bazzano; Torre del Nibbio, che era inclusa nel castello baronale e risale al 1500. Dopo la devastazione del 1534 dovette passare quasi un secolo perche' la vita tornasse a Sperlonga, che fu ricostruita nell´attuale forma a testuggine ed arricchita di chiese e palazzi signorili. Tra le emergenze architettoniche, sono da ricordare l´antichissima chiesa di S. Maria di Spelonca, costruita nei primi anni del XII sec. con campanile e pianta latina con matronei, la chiesa di S. Rocco, edificata nel XV sec., Palazzo Sabella, il piu' antico e importante del borgo, temporanea residenza nel 1379 dell´antipapa Clemente VII e con facciata rifatta nel ´500. L´antro di Tiberio, infine, e' una grotta ricavata in una villa romana che si dice appartenesse all´imperatore. La residenza si sviluppava per oltre 300 m. di lunghezza lungo la spiaggia di levante e comprendeva, in epoca augustea, un impianto termale e una piscina circolare collegata a vasche destinate all´itticoltura. Internamente l´antro era decorato con marmi e mosaici in tessere di vetro e arredato con i gruppi marmorei ispirati alle imprese di Ulisse conservati al Museo Archeologico

VAIRANO PATENORA

VAIRANO PATENORA  Apri
Loc. VAIRANO PATENORA CE, ITALIA - CAMPANIA  Navigatore
41 Km da PARCO REGIONALE DI GIANOLA E DEL MONTE DI SCAURI
Altitudine: 143 mt. s.l.m.  Area Roccamonfina, Venafro, Sessa Aurunca
Vairano Patenora e' un comune italiano di 6.470 abitanti della provincia di Caserta nella regione Campania, in Italia. Il toponimo Vairano deriva dal nome latino di persona Varius a cui si aggiunge il suffisso -anus, indicante possesso. Quindi Vairano significa: terra di Vario. Patenora, invece, si riferisce alla pianura circostante, scavata dal Volturno, che e' detta Patenaria. Il territorio comunale si estende nella valle del fiume Volturno, tra il massiccio del Matese e il parco regionale di Roccamonfina-Foce Garigliano. Sulle montagne circostanti sono state rinvenuti i resti di un accampamento dell'eta' del bronzo. In eta' storica il territorio era occupato dai Sanniti. Dopo la conquista romana (290 a.C., alla fine della terza guerra sannitica) dipese dal municipio di Teanum Sidicinum e in epoca alto-medievale passo' ai Longobardi. Nell'XI secolo i normanni vi eressero un castello, che fece probabilmente parte del demanio regio e che l'imperatore Enrico IV dono' a Roffredo dell'Isola, abate di Montecassino, il 20 maggio del 1191. Il castello fu quindi coinvolto nelle lotte tra l'imperatore, sposo di Costanza d'Altavilla, e il re di Sicilia Tancredi: il conte Ruggero di Chieti, che appoggiava il re Tancredi, respinse l'assedio del castello condotto dalle truppe imperiali e dell'abate Roffredo nel 1193. In seguito furono brevemente ospiti del castello Federico II di Svevia, Carlo II d'Angio' e il papa Gregorio X. Nel 1437 la citta' fu saccheggiata dal patriarca Vitellesco. Nel 1460 resistette nuovamente ad un secondo assedio da parte degli angioini, durante la guerra tra il re di Napoli, Ferrante I d'Aragona e il suo rivale Giovanni d'Angio', ma l'anno successivo il castello fu quasi totalmente distrutto da Marino Marzano, oppositore degli aragonesi e la citta' rimase depopulata et dehabitata. Il castello attuale venne ricostruito tra il 1491 e il 1503 dal barone Innico II d'Avalos, che ricostrui' anche le mura cittadine. Nel 1500 viene eretto il borgo di Marzanello come avamposto. Nel 1590 Vairano fu acquistata dal barone Antonio Mormile di Frignano Cacciapuoti. I Cacciapuoti ottennero il titolo ducale di Vairano nel 1628 e nel 1660 restaurarono nuovamente il castello, che resto' in possesso della famiglia fino all'abolizione del feudalesimo nel 1806. La localizzazione dello storico incontro tra Giuseppe Garibaldi e Vittorio Emanuele II avvenuto il 26 ottobre 1860, che suggello' l'Unita' italiana dopo le imprese garibaldine, passato alla storia come incontro di Teano, secondo alcune fonti si sarebbe invece svolto a Vairano Scalo, presso la localita' di Taverna della Catena

PARCO REGIONALE URBANO DI MONTE ORLANDO

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Loc. GAETA LT, ITALIA - LAZIO  Navigatore
9 Km da PARCO REGIONALE DI GIANOLA E DEL MONTE DI SCAURI
  Area Formia, Sperlonga, Itri
Il Parco di Monte Orlando ha un'estensione di 89 ettari di cui 59 di area terrestre e 30 di area marina. Inserito all'interno del territorio di Gaeta, il Parco rappresenta la parte terminale del sistema montuoso degli Aurunci. Quest'area protetta e' gestita dall'Ente Parco Regionale Riviera di Ulisse insieme alle aree del Parco Regionale Suburbano di Gianola e Monte di Scauri e del Monumento Naturale di Sperlonga. Dalla forma tipicamente tondeggiante Monte Orlando e' legato a settentrione alla terraferma da un sottile lembo di terra e termina nella parte meridionale con un'alta costa rocciosa caratterizzata da spettacolari falesie. Il territorio risente dell'azione corrosiva dell'acqua, infatti la pioggia penetrando nelle rocce dissolve il carbonato di calcio in esse contenuto dando origine a numerose e tipiche forme erosive. Anche il mare ha contribuito a dare forma al promontorio e nel corso dei secoli, attraverso il moto ondoso, ha modellato ed inciso le rocce lasciando tracce fossili, segni riconoscibili dell'antico livello del mare. L'intervento dell'uomo, nelle diverse epoche storiche, ha lasciato il suo segno su Monte Orlando. Particolare attenzione va data alle fortificazioni militari, costruite proprio all'esterno e all'interno dell'attuale Parco e che hanno reso Gaeta una fortezza di rilevanza strategica per il Regno di Napoli

CAPPELLA DI SANT'AGATA

CAPPELLA DI SANT'AGATA  Apri
Loc. CAPPELLA DI SANT'AGATA - CAMPANIA  Navigatore
22 Km da PARCO REGIONALE DI GIANOLA E DEL MONTE DI SCAURI
  Area Sessa Aurunca, Roccamonfina, Minturno
La prima attestazione di questa cappella e' del 1132. Si trova nelle immediate vicinanze della chiesa di S. Paolo a Ripa d'Arno, alla quale rimase collegata fino al XVI secolo, per poi passare sotto la gestione di monache benedettine del monastero adiacente. Di piccole dimensioni, presenta una pianta ottagonale equilatera, sormontata da una cuspide piramidale, completamente in mattoni. In laterizi e' realizzato anche il resto della struttura, i cui lati sono scanditi da pilastri aggettanti e da arcate cieche a tutto sesto, impostati su un basamento in pietra squadrata, la cui altezza aumenta gradualmente da est verso ovest, denotando un probabile rifacimento della struttura originaria. Nel lato piu' occidentale che guarda verso S. Paolo si colloca l'ingresso, mentre nei quattro prospetti adiacenti ad esso, due per parte, si aprono trifore sorrette da una cornice in elementi modanati, con colonne e capitelli marmorei che sorreggono archi in mattoni, sormontati da un oculo. Quest'ultimo elemento si ritrova anche nei tre prospetti privi di apertura, caratterizzati da una tamponatura in muratura continua, scandita dalla stessa tipologia di cornice. Visto che nel prospetto orientale tale decorazione e' alla stessa quota dei lati con finestre si puo' supporre che anche qui in origine potesse trovarsi una trifora, successivamente chiusa con una muratura. Al di sotto del tetto corre per tutti i prospetti una sequenza di archi ciechi poggianti su peducci fittili, con lo specchio chiuso da due mattoni sovrapposti di foglia, dei quali, quello superiore e' sagomato a semicerchio. La cappella attualmente e' di proprieta' comunale

PARCO NATURALE DEI MONTI AURUNCI

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Loc. ITRI - LAZIO  Navigatore
13 Km da PARCO REGIONALE DI GIANOLA E DEL MONTE DI SCAURI
  Area Formia, Fondi, Gaeta
Catena montuosa del Lazio meridionale, situata tra il corso del Liri-Garigliano, il Mar Tirreno e il contiguo massiccio dei Monti Ausoni. Il Parco interessa il territorio dei Comuni di Ausonia, Campodimele, Esperia, Fondi, Formia, Itri, Lenola, Pico, Pontecorvo, Spigno Saturnia, a cavallo tra le Province di Latina e Frosinone

PONTE REAL FERDINANDO SUL GARIGLIANO

PONTE REAL FERDINANDO SUL GARIGLIANO  Apri
Loc. MINTURNO - LAZIO  Navigatore
7 Km da PARCO REGIONALE DI GIANOLA E DEL MONTE DI SCAURI
  Area Formia, Gaeta, Avezzano-Sorbello
Il ponte borbonico Real Ferdinando sul Garigliano (1832), e' un ponte sospeso situato nei pressi dell'area archeologica di Minturnae (Minturno), sul confine fluviale che dal 1927 divideva la provincia di Napoli dalla provincia di Roma e, a partire dal 1934, dalla nuova provincia di Littoria; dal 1945 divide la Provincia di Caserta da quella di Latina. Fu il primo ponte sospeso realizzato in Italia, a catenaria di ferro, e secondo ponte in Europa (ma primo ponte sospeso nell'Europa continentale), dato che il primato assoluto europeo spetta alla Gran Bretagna (1824). Fu esempio di architettura industriale del Regno delle Due Sicilie che dal punto di vista tecnico costruttivo era per quei tempi all'avanguardia in Europa. Il 14 ottobre 1943 la campata fu minata in due punti e fatta saltare in aria dall'esercito tedesco, attestato lungo la linea Gustav e in ritirata verso Roma dopo l'armistizio. Tuttavia i piloni e le relative basi non subirono danni irreparabili. Il ponte e' stato restaurato con un progetto di archeologia industriale finanziato dalla Comunita' Europea per l'interessamento dell'europarlamentare Franco Compasso. Nonostante il restauro sia terminato nel 1998, e' stato inaugurato provocatoriamente e simbolicamente dal presidente dell'eureka club Giuseppe Fellone e dal gruppo Borboni di terra Aurunca il 10 settembre 2001. Il ponte e', finalmente, aperto alle visite del pubblico (gruppi di max 25 persone) in concomitanza con gli orari del vicino Comprensorio archeologico di Minturnae

VULCANO DI ROCCAMONFINA

VULCANO DI ROCCAMONFINA  Apri
Loc. PARCO REGIONALE ROCCAMONFINA E FOCE GARIGLIANO ROCCAMONFINA - LAZIO  Navigatore
26 Km da PARCO REGIONALE DI GIANOLA E DEL MONTE DI SCAURI
  Area Sessa Aurunca, Avezzano-Sorbello, Vairano Patenora
Alla scoperta di Roccamonfina,un vulcano spento della Campania. Roccamonfina e' un comune in provincia di Caserta (Campania). l territorio del comune fa parte del Parco regionale di Roccamonfina e Foce del Garigliano. Il paese si trova a circa 600 metri sopra il livello del mare, all'interno del cratere dell'antico omonimo vulcano, sulle pendici orientali del monte Santa Croce, che ne costituisce il cono terminale. A raccontare la storia di questo vulcano spento e' Donatella De Rita, docente in scienze geologiche presso l'Universita' Roma 3 che ci parlera' del vulcano di Roccamonfina, oggi un pezzo di mondo coperto di castagneti. Il vulcano di Roccamonfina al confine tra Lazio e Campania e' il piu' meridionale dei Distretti vulcanici alkalino-potassici del Lazio. E' considerato estinto e la sua attivita' eruttiva e' datata tra 630.000 e 50.000 anni fa. Il vulcano occupa attualmente un'area di circa 450 kmq per un diametro di base di circa 15 Km, la sua cinta calderica di forma ellittica allungata in direzione NW-SE ha un diametro di oltre 6 Km e l'attuale edificio ha un'altezza di 1006 metri. Questi numeri ne fanno un vulcano di dimensioni ragguardevoli maggiori per esempio di quelle del Vesuvio di cui ricorda la struttura morfologica. Infatti come il Vesuvio, Roccamonfina puo' essere classificato come un vulcano poligenico con caldera sommitale derivata dal collasso del vulcano primordiale entro cui si e' edificato un nuovo vulcano che in Roccamonfina e' rappresentato dall'effusione dei domi Lattani

SESSA AURUNCA

SESSA AURUNCA  Apri
Loc. SESSA AURUNCA CE, ITALIA - CAMPANIA  Navigatore
23 Km da PARCO REGIONALE DI GIANOLA E DEL MONTE DI SCAURI
  Area Avezzano-Sorbello, Roccamonfina, Minturno
Sessa Aurunca e' il primo comune della provincia di Caserta per estensione territoriale, il secondo in Campania dopo Ariano Irpino e dista dal capoluogo km 44. La sua posizione sulla S.S. Appia e la vicinanza alla S.S. Domitiana, i collegamenti con l'Autostrada del Sole (uscite a Cassino e Capua) e la stazione ferroviaria sulla linea Roma-Formia-Napoli, i notevoli monumenti di tutte le epoche, le moderne attrezzature alberghiere e per il tempo libero di Baia Domizia, ne fanno un grosso centro turistico della costa tirrenica ma anche uno dei punti di riferimento culturale dei numerosi centri minori della zona. Sessa Aurunca, citta' d'arte e anche tradizionale centro di studi, dispone di scuole di ogni ordine e grado che vanno dal Liceo Classico - istituito, col Convitto Nazionale, nel secolo scorso - all'Istituto d'Arte di Cascano nato per la valorizzazione di un antico e caratteristico artigianato locale. La particolare dislocazione geografica del Centro e delle 26 frazioni fra un'ampia zona collinare e la fertilissima Piana del Garigliano, rende sempre importante tutto il territorio comunale per una produzione agricola altamente differenziata e particolarmente apprezzata soprattutto per quanto riguarda olio e vini noti gia' nell'epoca romana (numerose sono sul territorio le tracce di grossi insediamenti produttivi di eta' imperiale). Da queste terre, fino alle pendici del Massico - da vari anni zona riconosciuta di produzione d.o.c. - proviene quel vino Falerno tanto decantato nell'antichita' da essere ritenuto un dono del Dio Dioniso alle ospitali genti del luogo. Ben noto a Plinio per le sue doti terapeutiche, ad Orazio, Marziale, Petronio ed altri per il suo gusto asciutto e forte, il Falerno e' ancora oggi oggetto di una qualificata richiesta anche dall'estero. Altrettanto pregevole e' l'olio d'oliva, Terre Aurunche d.o.p. prodotto nella zona aurunca ancora con i tradizionali metodi di lavorazione, quali la raccolta a mano delle olive e la molitura in antichi frantoi. Non mancano l'allevamento del bestiame (in modo particolare delle bufale in pianura e degli ovini in collina), recenti impianti ittici, ne' insediamenti industriali. Sessa dispone, infine, dei maggiori servizi di zona: Ufficio del Giudice di Pace, Agenzia delle Entrate, INAIL, INPS, Banche, Commissariato P.S., Comando di Compagnia CC., Guardia di Finanza, Curia Vescovile, Distretto Scolastico, Ospedale, servizi autobus

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LAZIO


La regione prende il nome dal popolo dei Latini che ne furono i fondatori nel IX sec. a.c. Culla della civiltà occidentale e della cultura cristiana, di leggende e di storia, di vie antiche e di colline verdeggianti: questo è il Lazio, regione dell'Italia centrale bagnata dal mar Tirreno, percorsa dalle acque del fiume Tevere e caratterizzata da un territorio in prevalenza collinare e montuoso ma pianeggiante in prossimità della costa. La regione offre paesaggi che si contrappongono e si completano, scenari naturali intatti e orizzonti spettacolari racchiusi tra i centri urbani. Il visitatore può addentrarsi in paradisi di straordinaria bellezza anche dentro le mura cittadine: ne è un esempio Villa Borghese a Roma, Capitale d'Italia, il più famoso parco cittadino dove passeggiare, anche in bicicletta. La villa è molto interessante anche per la possibilità di visitare la Galleria Borghese ed i suoi capolavori. Il Lazio è anche una regione di terme, la cui storia è legata alle numerose fonti di acqua curativa che ebbero un enorme sviluppo durante l'epoca romana, sia nell'età repubblicana che in quella imperiale. I romani costruirono sontuosi bagni termali di cui esistono spettacolari testimonianze, disseminate in tutto il territorio, come per esempio le Terme di Caracalla, nel cuore di Roma. Tivoli è un'altra località termale ma il suo nome è legato principalmente alle bellezze artistiche che custodisce. La sua fama è dovuta alle ville monumentali: Villa D'Este, caratterizzata da splendide fontane, giardini e dal palazzo, magnificenza del periodo rinascimentale e Villa Adriana, antica residenza dell'imperatore Adriano. Le due ville sono state inserite dall'UNESCO nell'elenco dei siti Patrimonio dell'Umanità. A chi preferisce il mare la regione offre delle autentiche perle come Gaeta, Sabaudia, San Felice Circeo, Sperlonga e le isole Pontine, con Ponza, Ventotene a Palmarola , mentre gli amanti del lago non potranno fare a meno di andare a Bracciano dove si trova un'incantevole distesa d'acqua circondata dal verde intenso della natura circostante, con l'imponente castello Odescalchi in mezzo. Passeggiare nelle stradine medioevali dei paesini al ridosso delle rive del lago, darà la percezione di quanto questi luoghi siano legati non solo all'impero romano ma anche ad epoche e civiltà diverse. Ne è un esempio il lago di Bolsena, nel viterbese, il lago più grande di origine vulcanica d'Europa dal quale emergono due isole, Bisentina e Martana, che al fascino della natura che le circonda e agli splendidi panorami, uniscono la storia con le tracce lasciate dagli Etruschi e dai Romani e dai periodi storici che si sono succeduti. Non saranno, infine, delusi gli amanti della montagna, che nel Lazio troveranno ottime località sciistiche come il Terminillo, Livata e Campo Staffi. Visitare queste terre lascia il ricordo di luoghi unici, di emozioni intense, ma anche la chiara percezione dello scorrere inesorabile del tempo, che motiva tutti i tentativi, da parte di chi ci ha preceduto, di sfidare i secoli lasciandoci qualcosa di sé.

Da Vedere: Roma ed i Suoi monumenti di cui citiamo solo i principali: Il Colosseo, La Citta del Vaticano con in famosi musei vaticani e la Cappella Sistina dipinta da Michelangelo Buonarroti, La Fontana di Trevi, i Fori Imperiali, Piazza di Spagna e piazza Navona. Gli scavi etruschi di Tarquinia in provincia di Viterbo. Il Lago di Bolsena: Il lago più grande del Lazio che ha avuto origine da un vulcano spento. Vi sono presenti due piccole isole, la Bisentina e la Martana caratterizzate da un'incontaminata macchia mediterranea. Il Lago di Bracciano: Si tratta del più famoso lago del Lazio soprattutto per i suoi dintorni ricchi di bellezze naturali e testimonianze archeologiche.

Gastronomia e Vini: La gastronomia laziale è di origine popolare e contadina. I piatti tipici sono gli spaghetti all'amatriciana, gli spaghetti alla carbonara, le bruschette. Gli gnocchi alla romana che sono fatti con semolino e cotti nel latte, vengono aggiunti torlo d'uovo, burro e formaggi, dopodiché vengono gratinati. Come secondi i piatti i più famosi sono l'abbacchio alla cacciatora, ossia un agnello di latte preparato con aglio,rosmarino, vino bianco acciughe e peperoncino e i saltimbocca alla romana, fettine di vitello ripiene di prosciutto e salvia. Troviamo poi vari tipi di formaggi pecorini, che in stagione vengano mangiati con fave fresche, scamorze e salumi. Fra i dolci troviamo i maccheroni alla noci e la torta di Pasqua. Per quanto riguarda i vini si producono il Frascati superiore D.O.C. composto da uve di Trebbiano, Malvasia e Greco e l'Est! Est! Est! di Montefiascone D.O.C. di uve di Trebbiano e Malvasia di Candia.